Proposta di legge Erp, dai sindacati 42 emendamenti di “modifica sostanziale”

Firenze – Quarantadue emendamenti. Sono questi, i segnali del fatto che la proposta di legge avanzata dallo staff dell’assessore regionale Ceccarelli non fotografa più l’emergenza abitativa. A dirlo sono i sindacati degli inquilini Sunia, Sicet, Uniat e Unione Inquilini, insieme ai sindacati dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil. Anzi, come dice la segretaria del Sunia fiorentino Laura Grandi, rischia di non rispondere alle numerose criticità rilevate nella legge 41, meglio conosciuta come “legge Saccardi”. “Il rischio è un’ulteriore “ingolfamento” di tutta una serie di punti controversi, dalla mobilità ai punteggi”, alla famosa questione dei metri quadri per famiglia. “Questi emendamenti sono un tentare fino all’ultimo di migliorare la legge – continua la rappresentante del Sunia – soprattutto sotto il profilo della sua adeguatezza nel dare risposte a lavoratori e famiglie”. Non solo: la proposta di legge lascia irrisolto un nodo fondamentale, quello della necessità di mettere, o meglio “rimettere” in piedi un sistema di risorse continuative per l’edilizia residenziale pubblica. Un punto necessario, dice ancora Grandi, “basti pensare al fatto che ci sono attualmente in Toscana 2mila alloggi pubblici vuoti, per cui non ci sono risorse. Il turn over stoppato ne è la conseguenza. Dunque, è necessaria ora più che mai una battaglia politica per ottenere risorse certe e costanti, sia a livello di governo centrale che regionale”. Insomma,  la proposta di legge in corso di approvazione non prevede ancora una volta “alcuna forma di finanziamento regionale costante del settore, ma si affida alle esigue e intermittenti risorse del governo nazionale di turno. Chiediamo invece che si reperiscano risorse anche dalla fiscalità generale regionale, mirando a colpire le rendite fondiarie esclusivamente speculative che stanno pesantemente condizionando in negativo il mercato della locazione ad uso di abitazione principale, in modo da consentire la predisposizione di un piano pluriennale di interventi per la ristrutturazione e conseguente assegnazione “in tempo reale” degli alloggi esistenti e per la costruzione di nuovi edifici, soprattutto nelle aree a più forte tensione abitativa”, si legge in una nota. Tanto più vista la crescita dei nuovi veri protagonisti che si sono affacciati, grazie alla crisi e alle riforme del mercato del lavoro alla ribalta, vale a dire i cosiddetti  “lavoratori poveri”, ovvero coloro che pur lavorando, non raggiungono un livello di stipendio tale da poter pagare un affitto a prezzi di mercato. Una categoria, come scritto spesso su queste pagine, che non solo si allarga, ma è anche quella più a rischio di sprofondare nella povertà. Pur lavorando.

laura grandi rossaAltro punto fondamentale, l’aumento della conflittualità nelle case popolari. “Una conflittualità che deriva, in buna parte, dalla rilassatezza con cui si aderisce ai regolamenti condominiali. Per cui, ben venga l’obbligatorietà della sottoscrizione di un “codice etico” per i nuovi (e vecchi) assegnatari, oltre ai corsi di educazione civica”. Un tentativo di far conoscere e perché no, apprezzare tutta una serie di regole e di rispetto delle stesse (legalità) anche a chi proviene da esperienze e culture diverse.

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La proposta di legge regionale arriverà in consiglio regionale nelle prossime settimane.

Il quadro generale –  In Toscana sono presenti 5.916 fabbricati che contengono poco più di 49.700 alloggi di case popolari, abitate complessivamente da oltre 115,000 persone. Solo 256 sono gli alloggi occupati abusivamente e oltre 2000 rimangono ancora quelli sfitti, non assegnati in tempi celeri perché in corso di ristrutturazione (circa 300), o per la cronica mancanza di risorse necessarie alla ristrutturazione stessa. Sono oltre 26.000 le famiglie che hanno presentato presso i rispettivi comuni di residenza domanda per l’assegnazione di una casa popolare, ma solo il 4% di questi si vedrà effettivamente assegnato un alloggio dopo un tempo medio di attesa di circa sei anni. Da una media di mille fabbricati di edilizia pubblica costruiti in Toscana nel decennio 1990-2000 si e passati ai soli 157 dell’ultimo decennio e le previsioni non sembrano certo essere in controtendenza. Intanto, secondo gli ultimi dati disponibili, gli sfratti non accennano a diminuire con 12.109 richieste di sfratto, con 4.613 convalide di esecuzione da parte dei Tribunali e con 3.421 provvedimenti di sgombero forzato eseguiti con la forza pubblica. Uno sfratto ogni 479 famiglie, contro uno ogni 732 del livello nazionale.

Ma dove davvero la preoccupazione sale, riguarda un punto della nuova legge che finisce per toccare, secondo quanto spiegano i rappresentanti degli inquilini, la natura stessa e la finalità dell’Edilizia residenziale pubblica. Si tratta di una parte della legge che, se approvata, “costringerà le famiglie che hanno redditi da lavoro e da pensione “normali”, ad uscire dal sistema delle case popolari perché considerate troppo ricche, o indurrà migliaia di inquilini non più giovani, rimasti soli per il naturale trasferimento o decesso dei familiari, a firmare una liberatoria al trasferimento in altro alloggio senza sapere né dove, né quando. In caso di rifiuto sarà previsto un aumento oltre il normale affitto di 56 euro al mese per ogni vano in più e la trasformazione del contratto di affitto da permanente a transitorio. Le ripercussioni sarebbero drammatiche, con le molteplici negative conseguenze di lasciare progressivamente gli alloggi quasi esclusivamente a famiglie con gravi disagi sociali, economici e socio-sanitari, ingenerando ghettizzazioni, conflittualità, abbandono, riducendo l’edilizia pubblica a “deposito” assistenziale e non più a strumento di emancipazione sociale e sostegno ai redditi delle famiglie”.

cs casaAnche la prevista razionalizzazione delle aziende di gestione del patrimonio di case popolari per conto dei Comuni proprietari, che le ridurrebbe da undici a tre, lascia perplessi i sindacati. Quali sarebbero i benefici? Si chiedono infatti gli operatori. Resta oscuro, secondo quanto spiegano i rappresentanti dei sindacati degli inquilini, perché invece vengano tralasciate “le reali esigenze di miglioramento del sistema di gestione come l’individuazione di una unica forma di contratto di servizio in modo da garantire prestazioni efficienti ed efficaci in maniera omogenea su tutto il territorio regionale, o come la destinazione degli utili prodotti dalle aziende da ridestinare obbligatoriamente solo al sistema di edilizia pubblica e non ad altre voci dei bilanci comunali come oggi quasi sempre avviene”.

Il tema dell’integrazione sociale – Last but not least, il problema dell’aumento della conflittualità nelle case popolari, con la forte rottura della coesione sociale. Un punto che viene sottovalutato, secondo quanto dicono i sindacati, dalla proposta di legge. E le dinamiche ricostruite dagli operatori riguardano anche “il progressivo inserimento nel sistema dell’Erp di famiglie con situazioni “delicate” seguite dai servizi sociali e sanitari, le diverse origini di provenienza e abitudini”, che ingenerano “un aumento delle conflittualità e delle intolleranze senza che le istituzioni preposte intervengano in caso di ripetute violazioni delle regole, con la conseguenza di alimentare il senso della certezza dell’impunità da un lato e dall’altro la rassegnazione e l’isolamento in chi, pur comportandosi correttamente, non trova risposte nelle istituzioni”. Per combattere quello che ormai si può definire uno stato delle cose, la proposta è la previsione dell’obbligo, “per tutti i componenti maggiorenni dei nuclei familiari a cui verranno assegnati alloggi popolari, di impegni a sottoscrivere un codice etico di comportamento per la corretta convivenza frequentando corsi di formazione civica e informazione ad hoc, oltre a prevedere regolamenti operativi con tanto di sanzioni, per il cui rispetto e controllo dovrà essere impiegato personale adeguatamente formato”.

Il documento con i 42 emendamenti “di modifica sostanziale alla proposta regionale” verranno illustrati, come informano i sindacati, ai gruppi politici che compongono il consiglio regionale e alle commissioni competenti. Verranno anche organizzate “iniziative di informazione e mobilitazione pubblica su tutto il territorio regionale per far sì che le case popolari ritornino ad essere un pilastro fondamentale delle politiche di welfare di sostegno alle famiglie e allo sviluppo del paese”.

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