Canaletto: tutta la magia del Settecento in una mostra sul grande pittore

Canaletto: il grande artista veneziano viene raccontato in una retrospettiva da non perdere nella spettacolare ambientazione del Museo di Roma a Palazzo Braschi. Aperta fino al 19 agosto, la rassegna capitolina celebra il 250° anniversario della morte del pittore. E comprende 68 opere, disegni e documenti, provenienti da alcuni tra i più importanti musei del mondo e da prestigiose collezioni private. 

Canaletto e il Settecento

In sostanza, la mostra racchiude in sé un secolo di storia della Serenissima. Dagli splendori del primo Settecento all’epopea del Grande Senato Veneziano. Fino alla decadenza e al passaggio della Repubblica all’Austria, con il Trattato di Campoformio del 17 ottobre 1797.
Così, scorrendo la biografia di Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto, intrecciata agli eventi più significativi della storia europea dell’epoca, il visitatore entra immediatamente nello spirito del tempo. Quel “Settecento magico” abitato da piazze, teatri, palcoscenici immaginari, capricci architettonici, balli mascherati, parodie letterarie, processioni e regate fluviali.

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La curatrice della mostra, Bozena Anna Kowalczyk, ha ricostruito la fascinosa carriera artistica di Canaletto. Nato a Venezia il 18 ottobre 1697, il pittore era contemporaneo di eccelsi artisti ed intellettuali quali Carlo Goldoni, Francesco Guardi, Bernardo Bellotto, Giacomo Casanova, Gaspare Vanvitelli. E aveva lo sguardo rivolto alle più grandi corti d’Europa (Dresda, Monaco, Varsavia, San Pietroburgo, Londra e Vienna).

La scoperta del Capriccio

Ma la mostra evidenzia anche l’influenza di Roma sul vedutismo veneto. E sottolinea come il primo e unico viaggio che Canaletto aveva fatto nella Città Eterna a 22 anni (1719-1720), sia rimasto sempre un punto di riferimento ideale per l’intero suo percorso pittorico.
L’artista aveva infatti lavorato come scenografo presso alcuni teatri veneziani insieme al padre. E a Roma era stato incaricato della realizzazione di alcuni spettacoli presso il Teatro Capranica. Da qui l’ispirazione immaginifica del “Capriccio”. E cioè di una sorta di improvvisazione di linee e colori, suscitata dalla scoperta di un’opera d’arte antica immersa nella natura (si pensi all’Arco di Settimio Severo e alla visione del Foro Romano).

Canaletto (1697-1768): “Capriccio con rovine” (1723 olio su tela, cm 178 x 322, Svizzera, Collezione privata)

Canaletto e l’Inghilterra

Negli anni 30 del ‘700, Canaletto entra poi in relazione con Joseph Smith. Collezionista londinese, Smith gli commissionerà svariate opere. E lo metterà in contatto con la Corte di Giorgio III. Negli stessi anni, il collezionista invia nella madre patria una serie di dipinti del Canaletto destinati ai nobili britannici del “Grand Tour”. Del 1735 è il suo capolavoro, “Riva degli Schiavoni verso Ovest”, pagato ben 120 zecchini.
E dal 1746 al 1755 Canaletto lavora in Inghilterra, dipingendo vedute del Tamigi e residenze della nobiltà inglese. Nel 1762 Giorgio III acquista la collezione di Smith delle opere di Canaletto. E l’anno dopo, il grande pittore veneziano diventa professore all’Accademia di Pittura inglese.

Roma, Venezia e la Città Ideale

In mostra si susseguono le cristalline ed eteree vedute veneziane. Opere popolate di personaggi e monumenti, ed illuminate dal dolce e soffuso colore della scuola naturalistica. Tra i pezzi da non perdere, le due parti della tela tagliata prima del 1802 “Chelsea da Battersea Reach“. La parte sinistra dell’opera proviene da Blickling Hall, National Trust (Regno Unito). Mentre quella di destra arriva dal Museo Nacional De Bellas Artes de la Habana, concessa in via straordinaria per l’occasione dal Governo Cubano.

Ma è il fascino della Città Eterna che ricorre spesso negli scritti di Canaletto, in un continuo guardare a ritroso ad un passato primordiale. Dove la civiltà, la bellezza, l’armonia delle parti si fondono nella perfezione della Città Ideale: Venezia, ove acqua, terra, e luce creano il bello assoluto.

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