Stakanov non vive in Italia. Penultimi in Europa per ore lavorate

  

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I NUOVI IMPORTI DI PENSIONE DEL 2018

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Nel 2018, per recuperare l’inflazione misurata dall’Istat, le pensioni sono salite dell’1,2%. Il meccanismo di rivalutazione è previsto dalla legge 147/2013 (comma 483), in vigore fino a fine 2018, in base al quale recuperano l’inflazione in misura piena solo le i trattamenti pensionistici fino a tre volte il minimo. Per l’ufficialità sugli incrementi 2018 è stato necessario attendere l’apposito decreto ministeriale; ma vediamo nel dettaglio come è stato calcolato l’aumento per i diversi trattamenti previdenziali.

Pensioni fra tre e quattro volte il minimo: la rivalutazione è stata del 95%, con un aumento dell’1,14%

Pensioni fra quattro e cinque volte il minimo: l’adeguamento è stato del 75%, con un incremento dello 0,9%

Pensioni fra cinque e sei volte il minimo: l’indicizzazione è stata del 50%, con un innalzamento dello 0,6%

Pensioni sopra sei volte il minimo: la perequazione è salita al 45%, con un progresso dello 0,54%

Sulle pensioni 2018 però è stato calcolato il conguaglio della maggior rivalutazione 2015, anno in cui gli assegni sono stati superiori dello 0,1% rispetto all’inflazione (l’indice provvisorio 2014 era pari allo 0,3%, l’inflazione effettiva è stata poi registrata allo 0,2%, il recupero non è stato mai effettuato prima perché negli anni successivi l’inflazione era pari a zero, e di conseguenza l’indicizzazione avrebbe comportato un abbassamento delle prestazioni previdenziali che è stato evitato.

Dal 2019, si ricorda, torna il vecchio meccanismo di indicizzazione prefigurato dalla legge 388/200 con la rivalutazione operata fino al 100% per le pensioni fino a tre volte il minimo,

al 90% per quelle comprese fra tre e cinque volte il minimo,

al 75% per gli assegni più elevati.

Giova infine evidenziare che da quest’anno è stato rivalutato interamente anche il trattamento minimo che è passato a 507,92 euro al mese (dai pregressi 501,89), così come la pensione sociale che è arrivata a 373,69 euro al mese ed il trattamento assistenziale per gli ultra65enni privi di reddito, che è salito a 453,45 euro.

L’anniversario

I 120 ANNI DELL’INPS

Nei due giorni romani di avvio delle celebrazioni per i 120 anni dell’Istituto, in un “viaggio” tra passato, presente e futuro, è stata raccontata la storia dello stato sociale del nostro Paese, le sfide affrontate, i risultati raggiunti e quelli da raggiungere.

Gli incontri tematici che si sono tenuti nella splendida cornice di Palazzo Wedekind in piazza Colonna, a Roma, e presso la Direzione generale dell’Istituto di via Ciro il Grande, insieme all’esposizione di opere di valore storico e artistico di proprietà dell’Istituto, sono oggi la testimonianza che l’Inps non è solo uno dei più grandi enti pubblici d’Europa, ma rappresenta un modello di innovazione e di e-government.

I temi affrontati il 25 gennaio scorso, la trasparenza, l’informazione e la consapevolezza previdenziale, evidenziati dal presidente Boeri, rappresentano oggi gli obiettivi da raggiungere, così come la necessità auspicata dal direttore generale Di Michele di conferire il giusto rilievo alle persone ed ai loro bisogni.

Non sono state tralasciate ovviamente le testimonianze del passato dell’Inps, che hanno trovato vita anche in un’esposizione delle opere d’arte dell’Istituto, presentata dal direttore centrale Relazioni esterne, Giuseppe Conte.

Nella seconda giornata si sono svolti convegni e relazioni sulla storia e gli sviluppi della protezione sociale. A conclusione la premiazione delle eccellenze dell’Istituto.

Diversi sono stati i temi affrontati dai relatori in mattinata: dalla storia della protezione sociale italiana, attraverso evoluzioni e prospettive, al tema della distribuzione del reddito nella storia d’Italia. In tale contesto, apprezzata da tutti la qualità e la fruibilità dell’Archivio storico dell’Inps.

Discusse anche le nuove sfide per la protezione sociale. Dalle prospettive innovative a garanzia dei bisogni assistenziali, illustrate da Massimo Piccioni, coordinatore generale medico legale Inps, al progetto illustrato da Giorgio Fiorino, direttore centrale Patrimonio, per la valorizzazione delle strutture immobiliari dell’Istituto.

La giornata è terminata con le premiazioni delle eccellenze dell’Istituto. Con l’iniziativa l’Istituto ha voluto riconoscere il valore del personale, premiando alcuni dipendenti che si sono distinti nelle strutture territoriali e centrali. Sono stati presi in considerazione alcuni aspetti prioritari rispetto al ruolo sociale rivestito dall’Inps: la progettualità in favore dell’utenza, con particolare riguardo alle fasce più deboli, i casi di elevata innovazione organizzativa e procedurale, le iniziative per la prevenzione ed il contrasto alle truffe ai danni dell’Istituto, quelle per la gestione delle situazioni ambientali di particolare criticità con l’utenza, nonché le iniziative in favore del benessere psico-fisico del personale, ivi comprese quelle contro la violenza di genere.

In un apposito dossier dedicato l’Istituto ha raccontato nel dettaglio le due giornate: il resoconto, gli interventi, i video e le immagini.

La lettera di Mattarella

“La celebrazione dei 120 anni dell’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, significativo traguardo nell’affermazione dei diritti dei cittadini, sottolinea la rilevanza di un istituto che, nato per iniziativa delle parti sociali, ha contribuito alla storia del nostro Paese”. Così è stato scritto nel messaggio che il Presidente della Repubblica ha inviato al Presidente Tito Boeri, in occasione delle celebrazioni dei 120 anni dell’Inps. “Il tema del welfare appartiene, di buon diritto, alla delineazione dell’orizzonte del bene comune e da esso non è possibile prescindere”, ha continuato il Presidente “incaricato di responsabilità plurali nel campo della previdenza e della assistenza, Inps rappresenta un attore pubblico centrale nella gestione delle somme ad esso affidate dai lavoratori in vista della pensione, e nella rappresentazione alle istituzioni delle sfide vecchie e nuove di fronte alle quali si trova la società italiana, investita, al pari di quelle europee, dalle trasformazioni avvenute nella struttura produttiva e dei servizi.

La funzione di protezione sociale dell’Inps, da un lato nella difesa della previdenza di ciascuno dei lavoratori iscritti, dall’altro nella oculata gestione delle risorse destinate dallo Stato alle politiche assistenziali di inclusione sociale, è più che mai determinante, anche alla luce delle disposizioni costituzionali di cui ricorre quest’anno il 70° anniversario”. Il Capo dello Stato ha concluso inviando “un incoraggiamento a confermare, nell’azione quotidiana, i valori che sono alla base del nostro modello sociale”.

Penultimi in Ue per ore lavorate

ITALIANI POCO STAKANOVISTI

Gli italiani sono poco stakanovisti e si piazzano al penultimo posto in Europa per media di ore lavorate la settimana. A rilevarlo di dati di Eurostat secondo i quali un lavoratore dipendente a tempo pieno in Italia lavora in media 38,8 ore la settimana, circa un’ora e mezza in meno della media europea. Tra i lavoratori indefessi invece gli inglesi, che registrano una media di 42,3 ore la settimana. Gli ultimi in classifica sono i danesi con 37,8 ore.

A incidere sulla performance degli italiani è però l’orario di lavoro del pubblico impiego, fissato per contratto nel nostro Paese a 36 ore e in particolare i risultati del settore dell’educazione. Se si guarda all’industria, infatti, i lavoratori dipendenti del Belpaese con 40,5 ore medie lavorate alla settimana si trovano nella media europea (40,4) e risultano più ore in fabbrica anche rispetto ai tedeschi (39,8 ore).

Ma se si guarda alla Pubblica amministrazione l’Italia è il Paese nel quale si lavorano meno ore la settimana (37,2 in media) a fronte delle 39,6 medie in Ue. L’Italia è ultima soprattutto per ore lavorate nel settore dell’educazione con 28,9 ore la settimana, circa dieci in meno della media Ue (38,1) e quasi 14 in meno del Regno Unito. Nel settore degli alberghi e della ristorazione i lavoratori dipendenti italiani sono impegnati in media 41,5 ore la settimana in linea con la media europea (più dei tedeschi che segnano 41,2 ore) mentre nel trasporto le ore lavorate sono 40,6 contro le 41,6 medie in Ue. Nel settore bancario e assicurativo i dipendenti italiani lavorano circa 39,4 ore (40,6 la media Ue). Nella sanità e servizi di cura i dipendenti sono impegnati per 37,5 ore in media, quasi due ore in media in meno rispetto alle 39,4 ore medie Ue (40,6 nel Regno Unito).

Il numero di ore lavorate cresce in modo consistente per i lavoratori autonomi. In Italia gli indipendenti lavorano in media 45,8 ore la settimana a fronte delle 47,4 ore medie in Ue (54,1 in Belgio). Tra questi lavorano di più in Italia quelli con dipendenti (48,7 ore a fronte delle 50,1 medie in Ue) rispetto a quelli senza dipendenti (44,5 ore a fronte delle 46,1 medie Ue).

Carlo Pareto

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