Nasce un’università e un museo del gioiello fiorentino

  

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Firenze – Un’università, un brand e un museo del gioiello fiorentino. Il progetto è ancora in progress, ma a giudicare dalla determinazione dei promotori la nascita non è lontana. A disegnare i contorni di questa grande operazione sono tre grandi specialisti del settore. Riccardo Cascio, storico brand di bijoux fiorentino; Bianca Cappello, storica del gioiello; Massimo Campaioli, direttore della Scuola per l’arte della gioielleria Perseo.

L’idea fondamentale è quella di creare una laurea triennale, con i migliori docenti di storia, comunicazione e “modo di essere” del gioielliere. Ne uscirebbe un laureato in gioielleria con una profonda immersione nella tradizione fiorentina. La scuola Perseo diventerebbe un dipartimento per tradurre manualmente in realtà ciò che la cultura insegna. Intanto, da subito, la scuola è il centro propulsore del progetto.

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“Anche nel più sperduto paese del Chianti c’è un museo della cultura contadina, e nel capoluogo toscano non esiste niente sulla sua gioielleria storica!” sottolinea Campaioli. Eppure Firenze ha dettato la cultura del gioiello: “Gli altri distretti sono arrivati dopo secoli”. “I tre” sono partiti da qui, da questo paradosso, per elaborare la loro idea. Il progetto c’è, i finanziatori ci sono, ma sono ancora top secret. “Fondazioni internazionali” si ammette, non una parola di più. L’unica certezza è che non appartengono al mondo bancario.

Il Perseo è una delle più qualificate scuole orafe di Firenze. E’ stata fondata nel ’98 da Campaioli, che ha sempre lavorato come incassatore di pietre preziose. Negli anni ha portato le sue conoscenze in Italia e in giro per il mondo in scuole di ogni ordine e grado, dall’università in giù. In dieci anni Perseo ha sfornato circa 350 orafi che si sono sparpagliati fra le migliori griffe del globo. In Italia attingono da qui Bulgari, Buccellati, Ponte Vecchio gioielli, Gucci.

“Partiamo dalla cultura storica del gioiello, per poi insegnare a ogni studente a lavorare sull’unicum, sul prodotto esclusivo della propria creatività”. Studiano per due o tre anni sotto la supervisione attenta dei migliori orafi e artisti. In questo momento sono in 36. Arrivano da ogni parte del mondo: Nuova Zelanda, Cile, Corea, Giappone. Dall’Italia quasi nessuno, nonostante la grande fame di lavoro del mondo giovanile.

Un altro paradosso di questo Paese: “Spesso i ragazzi italiani lasciano la scuola a metà. Un giovane qualche tempo fa, alla mia richiesta di spiegazioni mi rispose: E’ che la sera torno con le mani sporche…”. In realtà molti ragazzi lavorano con le mani sporche, ma è proprio il mondo delle professioni manuali che deve ritrovare il senso del futuro. “In questo settore c’è molta domanda di lavoro, e addirittura un grido di dolore da parte delle aziende che non possono svilupparsi per mancanza di manodopera qualificata”. A questo ambizioso progetto del gioiello fiorentino il compito di rimettere insieme la testa e le mani per dare una nuova vita alle nostre oreficerie.

 

foto Scuola per l’arte della gioielleria Perseo

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