Lettera di una (ex) giovane disoccupata a Silvio Berlusconi

  

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di una ragazza di 26 anni, che ha chiesto di rimanere anonima, in risposta alle affermazioni di Silvio Berlusconi sui giovani disoccupati nel corso dell’Assemblea Coldiretti.

“Cara redazione,
scrivo questa lettera di getto e chiedo anticipatamente scusa per il sentimento di rabbia che ne trasparirà. Scrivo queste parole per rispondere a quelle del signor Silvio Berlusconi. Riporto il virgolettato, così che tutti possano averlo sotto gli occhi in purezza: “Tre milioni di giovani in Italia si svegliano la mattina a mezzogiorno, si rintanano nella loro stanza a giocare col computer, mangiano la sera e vanno in discoteca.”

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Ho 26 anni, vivo a Roma, ho una laurea triennale in Lettere e una magistrale in editoria e scrittura. Ho finito gli studi un anno e mezzo fa e ho iniziato a lavorare solamente da due mesi. I quindici mesi passati fra il mio ultimo giorno di università e il mio primo giorno di lavoro sono stati i peggiori della mia vita.
Forse il signor Silvio Berlusconi, che da sempre ha fatto della sua condizione di self made man il suo più grande vanto, dovrebbe sapere come funziona oggigiorno la vita di un giovane disoccupato.

I primi tempi ci si sveglia di buon ora. La fine del corso di studi dà una sensazione bellissima, sembra di avere il mondo in mano. Colazione al volo, poi ci si rintana nella propria stanza, proprio come dice lei, ma per iniziare il lavoro di cercare un lavoro: cinque o sei siti di annunci aperti sul pc e un paio di app sullo smartphone. In una mattinata qualsiasi si inviano circa 10 curriculum, tutti diversi fra loro di solito. Il pomeriggio si esce di casa, o almeno questo è quello che facevo io. Sono entrata in ogni singolo locale della mia zona (o comunque dei posti raggiungibili nel giro di un’ora con i mezzi pubblici, dato che una macchina non ce l’ho) per cercare un lavoretto part-time che mi permettesse di continuare a pagare l’affitto della stanza in cui vivevo. In discoteca ci andavo raramente: un po’ perché non è il tipo di divertimento che preferisco, un po’ perché quei 15 euro pesavano non poco sul mio bilancio settimanale.

È andata avanti così per circa 4 mesi. Le ricerche mattutine avevano portato la miseria di due colloqui: uno per uno stage non retribuito di tre mesi nella redazione di un giornale locale, l’altro per un lavoro porta a porta in un’azienda tutt’altro che trasparente, pagato a provvigioni. Li ho rifiutati entrambi e lo rifarei altre mille volte. Dei lavoretti part-time neanche l’ombra: non essendo motorizzata non potevo consegnare pizze e nessun bar del quartiere sembrava cercare una barista senza esperienza. Nella primavera dello scorso anno ho deciso di lasciare la stanza in affitto sulla Tiburtina e sono tornata a vivere nella casa dei miei genitori, a Spinaceto.

Qui le cose sono andate sempre peggio. Le uniche soddisfazioni sono arrivate da tre lunghi articolati pubblicati su una rivista culturale online gestita da amici di amici. Ragazzi entusiasti e con un progetto interessantissimo, ma senza un euro per pagare i redattori. I miei ritmi di vita si sono lentamente abbrutiti. L’unica scrittura produttiva era quella notturna e così raramente andavo a dormire prima delle 4. Mi svegliavo alle 12, e come se ne lamenta oggi il signor Silvio Berlusconi, se ne lamentava allora mia madre. Le discussioni con i miei erano sempre più frequenti. Della discoteca neanche l’ombra, ma d’altra parte chi ce li aveva soldi e le energie per andare a ballare?

Oggi sono esattamente due mesi che lavoro, come dicevo. Ho un contratto a tempo determinato, la paga è discreta e in questi giorni ho ricominciato a cercare una stanza che mi permetta di evitare le tre ore giornaliere passate fra autobus, metro e tram. Il solo pensiero dei miei quindici mesi da giovane disoccupata mi provoca la stessa nausea che avvertivo quando mia madre mi svegliava urlando alle 12 di mattina. Ma per me stessa, per chi ha sofferto per ottenere un lavoro dignitoso e per chi ogni giorno si sveglia con la speranza di trovarlo, non posso lasciar passare le affermazioni del signor Silvio Berlusconi. Sarebbe facile chiedere al signor Silvio Berlusconi, ai suoi figli, ai suoi nipoti, di provare in prima persona la vita da disoccupato.
Ma voglio restare realista, e allora chiedo solo un minimo di rispetto.”

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