La madre di Mahmoud Al-Arda e la storia di un’intera famiglia nelle prigioni israeliane

  

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Jenin-PIC. Quando ci si avvicina alla casa della famiglia del detenuto palestinese Mahmoud Al-Arda, le sue immagini si possono vedere in ogni angolo e sembra che anche lui sia presente alle riunioni di famiglia durante le quali vengono recitate molte preghiere ed espressi auspici per il suo immediato rilascio e ritorno in libertà.

L’anziana palestinese Fathia Al-Arda, madre di Mahmoud, conosciuta come la madre dei prigionieri, racconta: “Non c’è nessuna porta di nessun carcere davanti alla quale io non mi sia trovata in attesa di vedere i miei cinque figli”. Trattiene il respiro e poi fa lunghi sospiri mentre parla ed aggiunge “Allah sia lodato, ci siamo quasi, 3 dei miei 5 figli sono già stati rilasciati”.

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Una famiglia dietro le sbarre.

Il detenuto palestinese Mahmud Abdallah Ali, un residente quarantenne del villaggio di Arrabeh, a sud di Jenin, venne arrestato dalle forze israeliane quando era ancora uno studente, durante un’incursione all’interno della sua abitazione, quando aveva 13 anni.

Venne rilasciato nel 1996 a seguito degli accordi raggiunti tra l’Autorità Nazionale Palestinese e l’occupazione israeliana. In seguito, ogni quattro anni, due e mezzo li ha trascorsi nelle carceri israeliane.

Sua madre sottolinea: “Giuro che non ne ho mai avuto abbastanza di lui. La nostra felicità non fu goduta appieno, poiché l’occupazione invase improvvisamente la nostra casa e lo rapì nuovamente con l’accusa di aver ucciso un ufficiale della polizia israeliana nel distretto di Badiya, Nablus, il 9 settembre 1996, trasferendolo quindi al Centro per gli Interrogatori di Jalameh, a nord di Haifa occupata, ed in seguito trasferendolo in varie altre carceri tra le quali Shata, Beersheba, Nafha e Rimon”.

Mahmoud aveva conosciuto Saleh Tahayneh della città di Silat al-Harthiya, che era riuscito a fuggire dal carcere, e che aveva compiuto vari attacchi contro l’occupazione israeliana. Venne poi assassinato nel suo appartamento di Ramallah in circostanze misteriose. Mahmoud aveva lavorato al suo fianco nell’ala militare del movimento del jihad islamico palestinese.

Le forze di occupazione israeliane hanno arrestato cinque componenti della famiglia Al-Arda durante gli anni della Intifada di al-Aqsa. Shaddad venne arrestato e poi liberato dopo aver trascorso quattro anni e mezzo da detenuto. Huda ha scontato una sentenza a tre anni e mezzo. E’ stata poi rilasciata e si è sposata nella Striscia di Gaza. Ahmed, che è conosciuto come “Shakir”, ha trascorso venti anni dietro le sbarre. Radad ha scontato una condanna a 20 anni e la sua famiglia sta aspettando il suo rilascio che dovrebbe avvenire tra un anno. Mahmoud, che è stato condannato all’ergastolo e ha già trascorso 25 anni in carcere.

La madre conferma le sue parole dicendo: “Possa Allah essere soddisfatto di lui e preservarlo. Mahmoud era ed è tuttora molto religioso, Raouf era bravo a scuola ed era uno degli studenti migliori. Era bravo coi suoi genitori ed era il più passionale e di animo gentile tra i miei figli”.

Mentre era in carcere, Mahmoud ha ottenuto una laurea in studi islamici dalla Università di Al-Aqsa. Ha ricevuto una laurea per l’insegnamento, è molto portato per l’educazione e la scienza. Trascorre il proprio tempo insegnando ai detenuti, tiene lezioni per chi si trova in carcere. Ha scritto più di un opuscolo, come Al-Rawhil, nel quale parla a proposito delle caratteristiche di alcune delle figure di spicco del mondo islamico.

La madre non riesce a dimenticare il momento nel quale un ufficiale israeliano arrivò a casa della famiglia e le disse: “Sarà di ritorno tra 10 minuti; vogliamo soltanto parlare con lui”. Da quel momento Mahmoud non fece più ritorno a casa ed i dieci minuti sono diventati 25 anni.

Inoltre aggiunge: “Mahmoud ha il morale sempre alto, e si contraddistingue per le relazioni sociali che ha con gli altri detenuti. E’ educato e segue gli avvenimenti di attualità. Egli è attivo e disponibile con tutti i carcerati che lo circondano”.

Sua madre ha solo una speranza: quella di vedere suo figlio Mahmoud prima di morire e di vivere con lui questa gioia mancata e di poter riuscire a vedere i suoi nipoti.

Traduzione per InfoPal di Aisha T.Bravi

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