Chi di Iena ferisce, di Iena perisce

  

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C’è un’altra chiave di lettura dello scandalo che ha colpito i Cinque stelle e che riguarda il modo di fare informazione de Le Iene. Un vero e proprio metodo che negli anni ha fatto “scuola”. Gli entusiasti del metodo lo definiscono giornalismo d’inchiesta o di denuncia, i detrattori ne parlano come una forma di persecuzione e linciaggio che spesso mette le persone alla gogna. Qualsiasi sia l’opinione, pro o contro, si può notare come il metodo Iene sia stato alla base del successo del movimento Cinque stelle. Filippo Roma, il giornalista che ha denunciato per primo il problema dei rimborsi, in una intervista al quotidiano Il tempo lo ha sottolineato: «Noi siamo il loro background culturale. L’antipolitica l’abbiamo intro- dotta noi. Pensa che all’inizio della legislatura, quando realizzavo i servizi fuori dalla Camera e dal Senato, molti parlamentari del Movimento 5 Stelle si venivano a fare la foto con me, perché dicevano che erano cresciuti con Le Iene ». Ma proprio il programma di Mediaset oggi è il principale accusatore di un movimento che sull’onestà ha costruito il suo Dna. Le Iene non hanno cambiato stile e sul tritacarne questa volta hanno messo il loro stesso pubblico. Che però non gradisce e li attacca sul sito del programma dandogli dei venduti a Renzi o a Berlusconi e accusandoli delle peggiori nefandezze. Da una parte i grillini cadono sotto i colpi del fuoco amico, dall’altra le Iene vengono prese di mira come un tempo accadeva alle persone che finivano sulla loro graticola. Nessuno si salva: né da una parte né dall’altra.

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Ma non finisce qui. Nel circolo vizioso finisce anche un altro protagonista del programma “d’inchiesta”. Si tratta di Dino Giarrusso, la Iena che ha accettato la candidatura del movimento dopo aver sferrato il suo attacco ai molestatori del cinema italiano. Sul Corriere della sera di ieri è stata pubblicata una sua replica a un articolo di Aldo Grasso che commentava lo scontro tra il candidato Cinque stelle e il virologo Roberto Burioni. Giarrusso si lamenta di essere stato sottoposto al linciaggio da parte dei fan del medico senza che nessuno lo abbia difeso, a iniziare da Grasso che ha solo rincarato la dose. In sintesi, e anche giustamente, Giarrusso si lamenta a suo modo del metodo Iena da lui lungamente messo in pratica. Aldo Grasso, professore di comunicazioni sociali alla Cattolica di Milano, nonché commentatore dei fatti italici sul Corriere, non si è scomposto. «Conosco – scrive – il suo metodo d’indagine, avendo visto alcuni sui servizi nel programma Le Iene. È un metodo che mi spaventa, che assomiglia, quello sì, al linciaggio». Le critiche di Grasso non sono le prime né sono isolate. Subito dopo i servizi in cui alcune attrici accusavano Fausto Brizzi di molestie, diverse voci si levarono per contestare il fatto che il regista veniva accusato, senza poter né replicare, né in generale difendersi. Si contestava cioè il metodo. Lo stesso che, in parte, la ex Iena oggi critica, sentendosi sottoposto al linciaggio.

Il mondo grillino in questi giorni sta vivendo una sorta di nemesi: colpiti e messi in difficoltà, anche umanamente, da quelle logiche che li hanno resi popolari. È la dimostrazione che un sistema giornalistico ( e politico) fondato esclusivamente sulle accuse all’avversario o sull’attacco personale alla lunga rischia di ricadere su tutti. Nessuno escluso. Il metodo Iene, a prescindere da chi ci finisce sotto, è forse arrivato il momento di metterlo in discussione.

 

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